mercoledì 19 novembre 2014

Spleen

non so se in italiano esiste un termine altrettanto valido di questa parola inglese per spiegare con efficacia come mi sento in questi giorni.
Sarà il virus influenzale che mi ha letteralmente steso, sarà la pioggia torrenziale che è caduta fino all'altro giorno e la conseguente preoccupazione per quel maledetto Seveso che scorre poco lontano da casa, oppure la consapevolezza dell'inverno imminente,  il buio che arriva presto, gli alberi che si spogliano lasciandomi  una sensazione di solitudine che mi riempie di malinconia. No, decisamente l'autunno non è la stagione per me...
Quando sto così,  i pensieri si aggrovigliano in un tormentato intreccio di ricordi belli alternati a quelli dolorosi, e allora tutto torna prepotentemente a galla,  la mancanza di persone che amo e il vuoto che hanno lasciato scomparendo,   le ferite profonde  infertemi da false amicizie su cui avevo molto investito affettivamente, la preoccupazione per un futuro tanto incerto....
Situazioni, preoccupazioni,  ferite, vissuto,  tutto quello che ho  ricacciato caparbiamente, ostinatamente in fondo all'anima in questi momenti rifluisce per essere ascoltato, e alla fine mi sento  come svuotata.
Poi lentamente riemergo, riprendo il filo della vita quotidiana, penso alle cose belle della mia vita, che sono tante, penso alla mia famiglia, mio marito, le mie ragazze e i miei nipoti,  amiche e amici che so  sinceri  e a cui voglio molto bene, i miei affetti che sono l'unica, vera  cosa che conta..
Mi riprendo il mio mondo sulle spalle, e continuo, come ho sempre fatto.
Mi faccio una tazza di caffè, forte, cremoso e bollente, scelgo qualche libro di cucina dal mucchio accatastato sulla scrivania, mi siedo sul divano e inizio a sfogliarne uno:
Il primo che capita  è  Masterbook, di Michalak, una vera antologia, un  compendio di tante cose che dovrò assolutamente mettere in pratica prima o poi, quindi passo ad un altro, ed è sempre  Michalak,    tutto dedicato al cioccolato. E io adoro il cioccolato.
Amo molto questo giovane pasticcere, perché ha un approccio alla pasticceria che fa sembrare tutto molto semplice, facile. Niente ricerca di ingredienti astrusi, introvabili, niente passaggi su passaggi per fare un dolce, anzi.
 La sua è una interpretazione moderna della pasticcera. Le sue presentazioni sono sempre innovative, particolari, diverse e accattivanti, ed ha la capacità di far sembrare tutto molto semplice,  facile, fattibile, alla portata di chi è semplicemente un amatore, qualcuno, come me per esempio, per il quale i dolci  sono un complemento, un valore aggiunto, qualcosa che gratifica profondamente, ma non sono l'unica cosa con cui cimentarsi, tantopiù che  noi, a parte quando riuniamo la famiglia la domenica, siamo solo in due.  Le ricette di Michalak sono quasi tutte, o meglio, quelle di questo libro, calibrate per 4 persone. Perfette per le mie necessità.
Mi perdo nelle pagine, fra cioccolato fondente, al latte, fra ganache e cassonade, cacao e fecola di patate, e girando un'altra pagina arrivo al cioccolato bianco. Non  che sia la mia passione a dire la verità, io sono da cioccolato fondente oltre il 70% e trovo un po' stucchevole il cioccolato bianco, ma devo dire che in certi dessert lo apprezzo, ne faccio anche parecchi sempre molto apprezzati. Ma con l'età si cambia. Il gusto, cambia. Ed eccomi qui davanti a una pagina con un dolce che mi riporta a profumi lontani...lui lo chiama Souvenir des Antilles, ma leggendo gli ingredienti ritrovo  gli stessi profumi dell'Africa, del Madagascar di cui ho sempre grande nostalgia...e, motivo in più per farlo, è un dolce al cucchiaio, e io non resisto a un dolce al cucchiaio...
Metto un segnalibro sulla pagina e vado in cucina....
lo so che a lui ricorda le Antille, ma a me ricorda l'Africa, per cui  Michalak non me ne vorrà se lo chiamerò

Sapori d'Africa

per 4 persone

160 gr panna liquida fresca
160 gr latte di cocco
120 gr cioccolato bianco
80 gr tuorlo d'uovo

per completare:
mezzo ananas fresco
1 limone verde, la scorza
qualche chicco di ribes


In una casseruola portate ad ebollizione la panna e il latte di cocco. Spezzettate il cioccolato bianco in una ciotola. Non appena il latte bolle, versatelo sul cioccolato a pezzetti. Lasciate un attimo riposare, poi mescolate tutto con la frusta.
Separate le uova e pesate 80 gr esatti di tuorli. Io ho usato uova grandi e ci sono voluti 4 tuorli.
Versate i tuorli poco alla volta dentro alla ganache al cocco, pian piano, sempre mescolando con la frusta. Dovrete avere alla fine un composto perfettamente amalgamato, abbastanza liquido.
Riempite poco sopra la metà dei ramequin, delle cocottes. Disponetele su una teglia e mettete tutto in forno già caldo a 85° per circa 50 minuti. Non vi preoccupate se alla fine del tempo sembreranno ancora liquidi o molto tremolanti, alla fine del refrigeramento tutto andrà a posto. Sarà qualcosa di voluttuosamente avvolgente e cremoso.
Lasciate raffreddare, coprite singolarmente ogni ramequin con la pellicola e lasciate in frigo a rassodare. Lui dice minimo un paio d'ore, ma se ci stanno anche mezza giornata non fa male...




Al momento di portare in tavola, preparate l'ananas, eliminate la completamente la scorza ed ogni suo residuo, eliminate anche l'anima dura interna, e tagliatelo a bastoncini piccoli.
Riempite i ramequin con i bastoncini di ananas, date una grattugiata di scorza di lime e guarnite ogni ramequin con un grano di ribes rosso.


Fine. Ditemi se non è un dessert fantasticamente semplice. E dovreste sentire che sapore! Sorprendentemente piacevole, una perfetta bilanciatura dei sapori fa sì che tutto si armonizzi in una crema morbida e voluttuosa, delicata e gentile. Nessun sapore deciso prevale, ma si amalgama perfettamente.
L'ananas è il completamento naturale.


Bene, io che non impazzisco né per il cocco, né per il cioccolato bianco,  mi sono pentita di non averne fatto doppia dose...


Credo che sia un dolce molto adatto anche alle prossime feste, si fa in un amen e anche per tempo.
Penso che lo preparerò, magari per Santo Stefano...